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Raccogliere la rugiada, dentro di sé, significa cambiare lo sguardo sul proprio dolore. Non è più una macchia da cancellare, ma una materia da decantare. Nel silenzio della mente, i vecchi rancori e le parole taglienti cambiano stato: evaporano la rabbia e l'orgoglio, e ciò che resta sul fondo è solo una condensa limpida, fatta di pura consapevolezza.
Questa condensa è la rugiada dell'anima.
Raccoglierla richiede una delicatezza estrema, la stessa che si usa per non far svanire un sogno al risveglio. Significa sedersi con i propri pensieri più fragili, guardarli senza giudicarli e accorgersi che persino le lacrime passate hanno depositato un velo di freschezza. Ognuna di quelle gocce interiori contiene una verità: l'accettazione che tutto scorre, che l'amore dato non è mai perso e che la fine di un legame è solo la restituzione di se stessi a se stessi. Si smette di cercare un colpevole e si comincia a raccogliere questa ritrovata purezza, pronti a stenderla come un balsamo sulle parti ancora scoperte.
Posare il primo strato è un atto di fede verso la propria guarigione. Significa prendere quella limpida consapevolezza, raccolta goccia dopo goccia nel silenzio, e appoggiarla con cura sulla ferita ancora aperta. Al primo contatto, la mente trema: c’è una strana vertigine nel toccare il punto esatto in cui faceva più male, ma non è più il dolore tagliente di prima. È una freschezza che si espande, un respiro profondo che finalmente trova spazio nei polmoni.
Questo primo velo non cancella il passato, ma lo isola dall'aria fredda del rimpianto.
È una sottile protezione che dice alla pelle che è sicuro ricominciare a sentire. Sotto quel primo strato di rugiada, la ferita smette di bruciare e comincia a diventare memoria, una cicatrice che non deforma più il presente ma ne fa parte. Ti accorgi, allora, che la vera libertà non è dimenticare l'altro, ma guardare lo spazio che ha lasciato e non trovarci più il vuoto, bensì il primo, solidissimo piano di una casa tutta nuova che stai costruendo per te."